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La classe che attraversa l’Italia

Strade Maestre, un anno di scuola in cammino mentre la cronaca parla di ragazzi sempre più fragili e soli

Per millenni la vita è stata concepita come un viaggio a piedi. Camminare era pensare, orientarsi era comprendere. L’Italia stessa sembra un Paese disegnato per chi cammina. È il luogo perfetto per faticare e ricevere ospitalità, per imparare a conoscere e a conoscersi.

Immaginiamo un gruppo di studenti che varca la soglia della scuola, con zaini e scarponi, per farvi ritorno nove mesi dopo. Non è un viaggio scolastico qualsiasi: è “Strade Maestre”, un progetto educativo ideato dalla cooperativa CamminaMenti di Rende, in provincia di Cosenza, che offre agli studenti degli ultimi tre anni delle scuole superiori la possibilità di seguire un anno itinerante lungo oltre mille chilometri, attraverso dodici regioni italiane. Le giornate alternano cammino, studio e periodi residenziali. Gli studenti sono accompagnati da guide escursionistiche-insegnanti, in uno degli esperimenti educativi più radicali e originali nel panorama scolastico contemporaneo.

Gli studenti di Strade Maestre al Colle del Gran San Bernardo, punto di partenza del secondo anno scolastico itinerante

Strade Maestre si inserisce in una galassia di pratiche educative innovative: dalle écoles nomades in Francia alle escuelas bosque in Spagna, fino alle esperienze italiane come i Maestri di Strada a Napoli, impegnati contro la dispersione scolastica. Ma richiama anche una tradizione più antica: quella delle scuole all’aperto nate all’inizio del Novecento, quando portare gli studenti fuori dalle aule significava anche promuovere la salute del corpo e contrastare malattie come la tubercolosi. L’idea è semplice: imparare non solo sui banchi, ma attraverso l’esperienza.

Immaginiamo, dunque, la loro quotidianità: i risvegli nella natura, gli zaini da preparare, la fatica e le risate. Le notti in tenda si alternano a quelle nelle foresterie di comuni, aziende, parrocchie e fattorie. Gli studenti imparano a gestire la giornata, a procurarsi il cibo, a cercare un posto dove dormire, ma anche a stare dentro le relazioni. Si fa lezione ogni giorno, si studiano le materie tradizionali e la storia nei luoghi dove è accaduta. Si parla di geologia sull’Etna, di ambiente lungo un sentiero dell’Appennino, di letteratura nella casa di Dante. Ogni passo offre uno spunto.

Una lezione all’aperto durante il cammino: storia e arte con Pietro Vertamy, materie STEM con Sergio Tamburi

Eppure, mentre questi ragazzi camminano e camminando imparano a “vivere”, la cronaca racconta troppo spesso un’altra adolescenza: ferita, sola, esposta alla violenza, fatta di vittime e carnefici.

Secondo il report OCSE, oltre 700mila giovani italiani convivono con problemi di salute mentale, con ansia e depressione tra i disturbi più diffusi. La pandemia di Covid-19 ha aggravato fenomeni già presenti — isolamento, iperconnessione, indebolimento delle relazioni — mentre l’uso problematico dei social conferma quanto il rapporto tra adolescenti e mondo digitale sia ormai parte della questione educativa. Il dato sull’aumento di oltre il 150% degli omicidi commessi da minori in Italia negli ultimi 12 mesi, secondo Criminalpol, colpisce non solo per i numeri, ma per la natura di questa violenza: meno riconducibile alla criminalità organizzata e sempre più legata a fragilità individuali o dinamiche di gruppo. Il problema, però, non riguarda solo chi abbandona la scuola. Se la dispersione scolastica è scesa all’8,2%, sotto il target europeo, secondo INVALSI quasi uno studente su due termina le superiori senza competenze pienamente adeguate.

Presentazione del secondo anno di Strade Maestre al Museo Nazionale della Montagna di Torino

È dentro questa contraddizione che Strade Maestre trova il suo senso: non come accusa alla scuola pubblica, né come alternativa elitaria, ma come percorso complementare che prova ad allargare l'idea stessa di educazione. Nel volume Strade Maestre, pubblicato nel 2026 da Terre di Mezzo Editore, Marco Saverio Loperfido — scrittore, guida escursionistica, ideatore di Ammappalitalia e tra i fondatori del progetto insieme allo storico Marcello Paolocci — ribadisce che «la scuola pubblica rimane un presidio fondamentale di partecipazione e cultura».

Il progetto si inserisce infatti nell'istruzione parentale prevista dall'articolo 30 della Costituzione. Per evitare che l'esperienza resti accessibile solo a pochi, Strade Maestre prevede una retta modulata sull’ISEE ed è sostenuto da partner, bandi e donazioni. Tra i principali sostenitori figurano AIGAE, CAI e Fondazione Generas, che contribuiscono anche agli "zaini studio", borse destinate agli studenti che non potrebbero sostenerne il costo.

«È bello essere trattata come persona, non solo come studentessa. Non mi sento più un numero sull'elenco burocratico del liceo e questo mi fa sentire felice».

«Staccare dal metodo tradizionale di studio non è facile, diventi molto più responsabile di te stesso e di cosa devi fare».

«Stare sempre con le stesse persone, frequentare gli stessi posti non faceva più per me. All'inizio volevo dire di no, ma mia mamma mi ha convinto. Così un giorno le ho detto: "Vado!". Quello che sto vivendo con Strade Maestre è esattamente ciò che cercavo».

L'esperienza ha trasformato il modo in cui Amanda, Caterina, Cecilia, Emma, Filippo, Giovanni, Jeanne, Leonardo, Lorenzo, Natan, Raabiyah, Ramon e Tommaso vivono la scuola.

Forse il risultato più importante di Strade Maestre non si misura nei chilometri percorsi, negli esami superati o nei luoghi attraversati. Si misura in un gesto semplice. Pietro Vertamy, una delle guide-insegnanti che ha accompagnato il secondo anno di scuola in cammino, racconta che spesso, lasciando un luogo, era solito salutare così: «Grazie. Sei gentile. Sei un amico». All’inizio sembrava solo una frase ripetuta per gioco dai ragazzi. Poi è entrata nel loro gergo. Alla fine erano loro a dirla, uscendo da un bar, lasciando un rifugio o congedandosi dopo una giornata di cammino.

Ognuno è partito con il proprio carattere: più timido, più impulsivo, più estroverso. Ognuno è tornato diverso. Ma, nelle parole di chi li ha accompagnati, c’è un tratto comune: sono tornati più gentili.